Moda: ci lascia anche il fotografo milanese Giovanni Gastel

Lutto nel mondo della moda, a 65 anni muore Giovanni Gastel. Fotografo per eccellenza della moda made in Italy.

Lutto nel mondo della moda, a 65 anni muore Giovanni Gastel. Fotografo per eccellenza della moda made in Italy.

Il #Coronavirus è un virus democratico. S’insinua nella quotidianità, tra le pieghe di giornate sospese tra casa e lavoro. E si abbatte sui cittadini senza aver un criterio preciso, a volte sui più deboli, altre su chi all’apparenza non ha patologie gravi pregresse. Il Covid è entrato nel mondo dell’arte, della letteratura e, ahimè, della #moda. A 65 anni, infatti, è morto #GiovanniGastel: fotografo per eccellenza dell’industria tessile nel Belpaese. Gastel ha realizzato le campagne pubblicitarie per i brand di moda più noti. Se n’è andato il 13 marzo, nell’ospedale in Fiera dove si trovava per le difficoltà respiratorie legate al Covid.

Era il nipote del regista Luchino Visconti, da cui ha ereditato lo spiccato senso estetico. Era anche un ottimo ritrattista, tant’è che alcune delle sue migliori fotografie sono state esposte al Maxxi di Roma nell’ultimo periodo. Tra i personaggi fotografati: Barack Obama, Ettore Sottsass, Marco Pannella, Johnny Depp ma anche Pino Daniele e Fiorello.

Nato nel capoluogo meneghino nel 1955, è stato l’ultimo di 7 figli. La sua ascesa ha preso inizio in un seminterrato a Milano verso la fine degli anni Settanta, dove Gastel, giovanissimo, ha trascorso un periodo di apprendistato imparando le tecniche di una professione che l’avrebbe condotto al successo. Tra il ’75 e il ’76 ha lavorato per Christie’s, mettendo in pratica finalmente l’arte appresa.

Il cambio di passo è avvenuto nel 1981, dopo l’incontro con Carla Ghiglieri, suo agente, che lo ha introdotto nel mondo della moda. Nel 1982 ha iniziato a collaborare con “#Vogue Italia” e, poi, con “Mondo Uomo e Donna”. In quegli anni, complice il boom del made in Italy, ha sviluppato campagne per Versace, Missoni, Trussardi, Krizia, Ferragamo e tanti altri. La sua fama si è espansa anche oltre confine negli anni Novanta, a Parigi nello specifico, grazie a griffe del calibro di Dior, Guerlain e Nina Ricci. A un certo punto c’è stata l’evoluzione: i suoi slanci professionali dovevano avere anche dei fini artistici. L’appoggio dell’universo dell’arte, così, non è tardato e nel 1997 la Triennale di Milano gli ha dedicato una personale curata dal blasonato critico Germano Celant. Sarà questo, dunque, l’evento a lanciarlo nel gotha della fotografia accanto a pietre miliari del settore come Oliviero Toscani, Ferdinando Scianna e Giampaolo Barbieri e altri nomi internazionali: Annie Libovitz, Richard Avedon, Helmut Newton.

Giovanni Gastel ha dato del tu alla bellezza (dal titolo di un suo libro). E’ stato un professionista nobile e delicato, intento a fotografare l’anima delle persone che incontrava trasformando le personalità altrui in arte. E’ stato in grado di cambiare l’aspetto e il senso della fotografia di moda ed è uscito di scena così, all’improvviso, in un pomeriggio in stand-by tra la fiducia nel vaccino e la certezza, oramai periodica, di ripiombare puntualmente nella zona rossa.