L’Outfit ai tempi del coronavirus

Si sa, di questi tempi abbiamo un po’ abbandonato l’idea di essere fashion, dell’apparire.

Qualcuno ancora si ostina a non voler andare a fare la spesa in tuta, ma prima o poi cederà.

Abbinare una mascherina ad un abbigliamento fashion è missione riservata alle prossime passerelle di Milano e finché non detteranno una linea guida ci sentiamo ancora tutti perduti.

Ma c’è una categoria che ancora non molla, che non deve indossare una mascherina per lavorare e che può ancora dare estro al proprio modo di vestire di fronte ai colleghi o superiori: Il dipendente smart.

Si chiama smart working, ma si legge telelavoro.

Siamo tutti ossessionati dall’inglese e dal suo uso in ambito lavorativo, perché ci fa internazionali, globalizzati… niente di più distante dal nostro presente.

Riscopriamo la nostra italianità: si chiama telelavoro e non è un invenzione del coronavirus, tanti già in condizioni febbrili o comunque di malattia hanno già scoperto questa soluzione in passato.

Dipende dal lavoro che si fa, con chi si parla, ma il must è sempre lo stesso: vestirsi a metà.

Credo fermamente che sarà la prossima tendenza alla settimana della moda: boxer o pigiama sotto, giacca e cravatta per lui e blusa di chiffon (che fa molto primavera) per lei.

Si è già visto in alcuni film comici come questo tipo di outfit sia già stato utilizzato e come spesso una circostanza imprevista possa far scoprire l’imbarazzante parte inferiore indossata.

Il mio consiglio va un po’ in controtendenza quindi in questo momento: Sentiamoci ancora parte di qualcosa e vestiamoci anche per il solo gusto di vestirci e per continuare a mantenere una routine.

Magari vestiamoci più formali (smart casual) senza cravatta, ma non perdiamo la nostra dignità; un pantalone o una gonna indossiamola!